Quando si presenta una domanda per l’indennità di accompagnamento, l’attesa può diventare pesante soprattutto per chi assiste ogni giorno una persona non autosufficiente. La risposta dipende da più passaggi, dalla convocazione sanitaria alla verifica amministrativa, e non esiste un unico termine valido per tutta Italia. Qui chiarisco quanto può durare la procedura, quali scadenze considera l’INPS e cosa fare quando la pratica resta ferma.
La risposta dipende dalla fase in cui si trova la pratica
- Non esiste un tempo unico nazionale per l’intero percorso, perché la visita dipende dalla sede competente.
- Il termine può essere di 120 giorni nei territori con accertamento sanitario in convenzione con le Regioni.
- Nei territori senza convenzione, il termine indicato è di 45 giorni dalla ricezione del verbale sanitario da parte dell’INPS.
- Dopo il riconoscimento, la liquidazione dell’accompagnamento avviene entro 45 giorni dalla domanda di pagamento completa.
- Lo stato della pratica si controlla nel Portale della disabilità, dove sono visibili convocazioni, verbali e pagamenti.
Quanto si aspetta davvero per la risposta dell’INPS
La risposta più corretta è questa: il tempo complessivo può durare diversi mesi, perché la fase sanitaria precede quella amministrativa e ha tempi diversi da provincia a provincia. Il termine di 45 giorni spesso citato non parte necessariamente dal giorno in cui viene inviata la richiesta iniziale.
La procedura comprende infatti la presentazione del certificato medico, l’eventuale domanda amministrativa, la convocazione a visita, la redazione del verbale e la verifica dei requisiti necessari al pagamento. Solo dopo che l’accertamento sanitario è concluso si può parlare di vera e propria liquidazione della prestazione.
| Fase | Termine o situazione | Cosa significa per il richiedente |
|---|---|---|
| Presentazione della pratica | Il conteggio parte dalla ricezione di una domanda completa | Documenti mancanti o dati errati possono far slittare l’istruttoria |
| Accertamento sanitario con convenzione regionale | Fino a 120 giorni dalla domanda completa | Il termine comprende la conclusione del procedimento secondo le regole indicate dall’INPS |
| Accertamento senza convenzione regionale | 45 giorni dalla ricezione del verbale ASL da parte dell’INPS | Il termine non coincide necessariamente con il giorno della domanda |
| Liquidazione dell’indennità | 45 giorni dalla domanda di pagamento completa | Riguarda la fase successiva al riconoscimento sanitario |
La distinzione è importante. Dire semplicemente “l’INPS risponde entro 45 giorni” può creare aspettative sbagliate, perché quel termine può riguardare la liquidazione oppure una fase amministrativa successiva alla visita, non l’attesa della convocazione.
Quali passaggi fanno aumentare i tempi di attesa
Il primo elemento è la disponibilità della commissione medico-legale nella zona di residenza. Le sedi con molte richieste o arretrati possono fissare la visita più tardi, mentre in altre province la convocazione arriva in tempi più brevi. Su questo punto non esiste una previsione identica per tutti i cittadini.
Anche la documentazione sanitaria incide molto. Referti recenti, diagnosi leggibili e descrizioni precise delle limitazioni funzionali aiutano la commissione a valutare la situazione; documenti incompleti possono portare a richieste aggiuntive o a una nuova convocazione.
La procedura ordinaria nel 2026
Fuori dai territori interessati dalla sperimentazione della riforma della disabilità, resta operativo il percorso tradizionale fino al 31 dicembre 2026. Il medico certificatore trasmette il certificato introduttivo e il cittadino, direttamente o tramite patronato, presenta la domanda amministrativa collegandola al certificato.
Il certificato medico introduttivo ha una validità di 90 giorni. Se la domanda non viene completata entro questo periodo, può essere necessario chiedere un nuovo certificato, con un ulteriore allungamento dei tempi.
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La nuova procedura nelle province sperimentali
Dal 1° marzo 2026 la terza fase della sperimentazione ha coinvolto altre 40 province, portando a 60 i territori interessati. In queste zone il certificato medico introduttivo trasmesso online all’INPS avvia l’accertamento della disabilità senza la precedente domanda amministrativa separata.
La semplificazione riguarda soprattutto l’avvio della valutazione sanitaria. Per ottenere l’eventuale prestazione economica, il cittadino deve comunque controllare nel portale se sono richiesti i dati socioeconomici, le informazioni sui ricoveri e le modalità di pagamento. La procedura, quindi, è più semplice, ma non significa che il pagamento sia automatico in assenza di ulteriori verifiche.
Come controllare lo stato della domanda senza aspettare una lettera
Il modo più pratico è entrare nel Portale della disabilità con SPID, CIE o CNS. Il servizio permette di vedere la domanda presentata, la data della visita, il luogo della convocazione, i verbali disponibili e gli eventuali pagamenti previsti.
Io consiglio ai caregiver di controllare anche la sezione delle comunicazioni, non soltanto la voce relativa allo stato della pratica. Una richiesta di integrazione documentale o un avviso sulla visita può comparire lì prima di arrivare per posta.
- Verificare che la domanda risulti formalmente ricevuta dall’INPS.
- Controllare se il certificato medico introduttivo è stato correttamente abbinato.
- Verificare convocazione, data e luogo della visita.
- Scaricare il verbale appena disponibile, anche se la copia cartacea non è ancora arrivata.
- Controllare la sezione relativa a pagamenti e dati socioeconomici.
Se il portale non mostra alcun aggiornamento per molto tempo, è utile chiedere al patronato o alla sede territoriale dell’INPS una verifica puntuale della fase bloccata. Una domanda generica sui tempi produce spesso una risposta generica; indicare il numero della pratica e l’ultimo passaggio visibile rende il sollecito più efficace.
Cosa fare quando la pratica è ferma oltre i tempi indicati
Prima di inviare un sollecito, controllerei tre aspetti: la domanda è completa, il certificato è ancora valido e la visita è stata effettivamente fissata? Molti ritardi dipendono da un collegamento non perfezionato tra certificato e domanda o dalla mancata trasmissione di un documento richiesto.
Se la pratica è completa e il termine della fase amministrativa è trascorso, si può inviare una richiesta scritta di aggiornamento alla sede INPS competente, allegando ricevuta della domanda e documento di identità. Il patronato può aiutare a verificare la posizione e a formulare il sollecito, soprattutto quando la persona assistita ha difficoltà a gestire autonomamente i servizi online.
Non conviene presentare una seconda domanda identica per “sbloccare” la prima. L’INPS precisa che, salvo il caso dell’aggravamento, non è possibile avviare una nuova richiesta per la stessa prestazione finché l’iter precedente non è concluso. Una duplicazione può rendere la situazione più confusa e non abbrevia l’attesa.
Se il verbale nega l’accompagnamento, il problema non è più il tempo di risposta ma la valutazione sanitaria. In quel caso è opportuno leggere con attenzione la motivazione e farsi assistere da un patronato o da un professionista per capire se esistono i presupposti per un riesame o per un ricorso.
Cosa succede dopo il riconoscimento dell’accompagnamento
L’indennità spetta agli invalidi civili totali che non riescono a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure non sono in grado di compiere gli atti quotidiani della vita. Non dipende dal reddito personale né dall’età, ma il requisito sanitario deve essere riconosciuto nel verbale.
Dopo l’esito positivo, l’INPS verifica i requisiti amministrativi e la domanda di pagamento. Il termine indicato per la liquidazione è di 45 giorni dalla richiesta completa. Se mancano dati bancari, modalità di pagamento o altre informazioni obbligatorie, il conteggio può non essere ancora iniziato.
Nel 2026 l’importo mensile è pari a 551,53 euro per 12 mensilità. In generale, la decorrenza parte dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, salvo una diversa data indicata nel verbale sanitario.
Questo significa che una risposta arrivata dopo alcuni mesi non comporta necessariamente la perdita dei mesi maturati. La decorrenza economica va verificata nel verbale e nel provvedimento di liquidazione, perché è quella a stabilire da quando spettano eventuali arretrati.
Il controllo più utile prima di sollecitare la pratica
Per capire i tempi della propria domanda non basta contare i giorni dalla data del certificato medico. Occorre individuare l’ultima fase realmente conclusa: invio della domanda, convocazione, visita, verbale, verifica amministrativa o richiesta di pagamento.
La regola pratica che suggerisco è semplice: conservare ricevute, numero della domanda, certificato introduttivo, referti inviati e ogni comunicazione ricevuta. Con questa piccola cartella a disposizione, il confronto con INPS o patronato diventa più rapido e si riduce il rischio di perdere una richiesta importante.
In caso di difficoltà, il Portale della disabilità resta il primo punto da controllare. Se la pratica è completa ma non avanza oltre il termine previsto per la fase in corso, un sollecito scritto e documentato è generalmente più utile di nuove domande duplicate.