Pressione 115/75 mmHg - È normale? La guida completa

Misurazione della pressione: 140/90 mmHg. È alta? Il dispositivo mostra valori superiori a 115/75, indicando una possibile ipertensione.

Scritto da

Annamaria Cattaneo

Pubblicato il

23 feb 2026

Indice

Un valore di 115/75 mmHg, nella maggior parte degli adulti, è un segnale rassicurante: indica una pressione ben dentro l’area ottimale e, di solito, compatibile con un buon equilibrio tra cuore e circolazione. Il punto, però, non è solo leggere il numero: conta come è stato misurato, se è stabile nel tempo e se ci sono sintomi come capogiri, stanchezza o svenimenti. In questa guida chiarisco cosa significa davvero quel dato, come confrontarlo con i riferimenti corretti e quando ha senso chiedere un controllo medico.

I punti da tenere a mente su 115/75 mmHg

  • 115/75 mmHg rientra in genere nella fascia ottimale per un adulto.
  • Un singolo valore dice poco: la media di più misurazioni è più affidabile.
  • Se la pressione è normale ma compaiono capogiri, svenimenti o debolezza, il valore va contestualizzato.
  • Misurare bene la pressione a casa cambia molto la lettura finale.
  • Stile di vita, farmaci e idratazione possono spostare i numeri anche in poco tempo.

Come leggere 115/75 mmHg senza confonderlo con la pressione bassa

La prima cifra, 115, è la sistolica: la pressione con cui il sangue viene spinto nelle arterie quando il cuore si contrae. La seconda, 75, è la diastolica: la pressione tra un battito e l’altro, quando il cuore si rilassa. In pratica, 115/75 mmHg racconta un sistema cardiovascolare che sta lavorando in un intervallo generalmente favorevole.

Io lo leggo così: non è un numero “da sistemare”, né un valore che di per sé suggerisce allarme. Non parliamo di pressione bassa solo perché il dato è sotto 120/80 mmHg; molto più importante è capire se la persona sta bene, se il valore è abituale e se ci sono sintomi. Una pressione può essere perfettamente accettabile per qualcuno e meno adatta per un’altra persona, soprattutto se assume farmaci o ha patologie croniche.

Per questo motivo, quando qualcuno mi chiede se 115/75 sia “buono”, la risposta breve è sì. La risposta utile, però, è: sì, se è un valore stabile e ben tollerato. Da qui conviene passare al confronto con i riferimenti usati in ambito clinico, perché lì il significato del numero diventa più chiaro.

Tabella classificazione pressione arteriosa: 115/75 rientra in

Dove si colloca rispetto ai valori di riferimento

Secondo il Progetto Cuore dell’ISS, una pressione desiderabile non supera 120 mmHg per la sistolica e 80 mmHg per la diastolica. 115/75 mmHg sta quindi sotto entrambe le soglie e rientra nel profilo che, per la maggior parte degli adulti, considero ottimale.

Categoria Sistolica Diastolica Lettura pratica
Ottimale < 120 < 80 Valore desiderabile nella maggior parte degli adulti
Normale 120-129 80-84 Ancora nella norma, ma sopra l’area ottimale
Normale-alta 130-139 85-89 Da seguire con più attenzione nel tempo
Ipertensione ≥ 140 ≥ 90 Da valutare con il medico

Le linee guida europee più recenti mantengono un approccio molto prudente: nei pazienti trattati l’obiettivo è spesso stare intorno a 130/80 mmHg o poco sotto, se ben tollerato. Questo non cambia il giudizio su 115/75, che resta un valore favorevole; semmai conferma che il cuore lavora già in un intervallo sano e che la priorità diventa mantenere la stabilità nel tempo, non inseguire numeri più bassi a tutti i costi.

Dal mio punto di vista, il messaggio chiave è semplice: 115/75 non è un valore “sospetto”, ma un riferimento buono. Il passaggio successivo è capire perché non conviene mai fidarsi di una sola misurazione.

Perché una sola misurazione può ingannare

La pressione non è un valore fisso, come non lo è la frequenza cardiaca. Cambia con lo stress, il movimento, il sonno, il dolore, la caffeina, il fumo, il caldo e perfino con il modo in cui si è seduti. Ecco perché un 115/75 preso dopo una mattinata tranquilla non ha lo stesso peso di un 115/75 ottenuto dopo una corsa in ascensore, una litigata o una tazzina di caffè bevuta al volo.

Quando devo capire se un valore è davvero attendibile, guardo la media, non il singolo numero. A casa, una traccia utile è misurare la pressione per 3-7 giorni, con due rilevazioni al mattino e due alla sera, sempre nelle stesse condizioni. Se la media resta coerente, il quadro è molto più solido di una singola lettura isolata.

Questo è particolarmente importante per chi assiste un familiare: un diario pressorio fatto bene aiuta a distinguere una semplice oscillazione quotidiana da un cambiamento che merita attenzione. E proprio per evitare letture fuorvianti, il modo in cui si misura la pressione conta quasi quanto il valore finale.

Come misurare bene la pressione a casa

La misurazione domestica è utile solo se eseguita in modo ripetibile. Io consiglio di trattarla come una piccola routine, non come un gesto casuale. Bastano pochi accorgimenti per evitare errori che possono spostare il risultato anche di diversi punti.

Prima della misurazione

  • Riposa seduto per 3-5 minuti in un ambiente tranquillo.
  • Evita caffè, sigarette, alcol ed esercizio fisico nei 30 minuti precedenti.
  • Usa un bracciale della misura corretta.
  • Non misurare la pressione subito dopo esserti alzato di corsa o aver camminato a lungo.

Durante la misurazione

  • Siediti con la schiena appoggiata e i piedi a terra, senza incrociare le gambe.
  • Tieni il braccio scoperto e appoggiato all’altezza del cuore.
  • Non parlare e non muoverti mentre il dispositivo lavora.
  • Esegui due misurazioni a distanza di circa 1 minuto e considera la media.

Leggi anche: Cattiva circolazione - Sintomi, cause e rimedi efficaci

Dopo la misurazione

  • Annota data, ora e valori rilevati.
  • Usa sempre lo stesso braccio, salvo diversa indicazione medica.
  • Se tra le due braccia c’è una differenza stabile, va segnalata al medico.

Un dettaglio spesso trascurato: la pressione a domicilio tende a essere un po’ più bassa di quella rilevata in ambulatorio, ma il riferimento clinico resta comunque la media, non l’episodio singolo. Se la tua media casalinga sale in modo ripetuto sopra 135/85 mmHg, vale la pena parlarne con il medico anche se un valore isolato sembra ancora buono.

Quando 115/75 non basta come risposta

Ci sono situazioni in cui il numero è corretto ma la persona non lo tollera bene. È qui che mi concentro di più sul contesto clinico che sul dato in sé. Un 115/75 può essere perfetto per un adulto in buona salute, ma meno adatto per chi assume antipertensivi, diuretici o farmaci che abbassano la pressione, oppure per chi è anziano, fragile o soggetto a cadute.

  • Capogiri quando ci si alza in piedi.
  • Svenimenti o quasi-svenimenti.
  • Vista offuscata, debolezza marcata, confusione.
  • Stanchezza insolita dopo l’inizio di una terapia nuova.
  • Pressione abitualmente più alta, ma calata di colpo senza una spiegazione chiara.
In gravidanza il discorso va sempre personalizzato: i valori da considerare e il significato dei cali pressori cambiano molto rispetto all’adulto non gravido. Lo stesso vale per chi ha malattie cardiache, renali o episodi di ipotensione ortostatica, cioè il calo di pressione quando ci si alza in piedi. In questi casi, il valore “giusto” non è quello più basso possibile, ma quello che permette di stare bene e di proteggere cuore, cervello e reni.

Se invece compaiono sintomi importanti come dolore al petto, mancanza di respiro, difficoltà a parlare o debolezza improvvisa di un lato del corpo, non bisogna aspettare: serve una valutazione urgente, indipendentemente dal numero letto sul misuratore.

Le abitudini che aiutano a mantenere valori stabili nel tempo

Se 115/75 è il tuo valore abituale, l’obiettivo non è “farlo scendere ancora”, ma mantenerlo stabile. Qui la differenza la fanno le abitudini, non i rimedi improvvisati. Io guardo sempre a pochi pilastri concreti, che nel tempo pesano più di tante correzioni estemporanee.

  • Attività fisica regolare: almeno 150-300 minuti a settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti intensa, più due giorni di rinforzo muscolare.
  • Sale sotto controllo: restare intorno a 5 grammi al giorno aiuta a non spingere la pressione verso l’alto.
  • Peso corporeo: anche piccoli aumenti nel tempo possono riflettersi sui valori pressori.
  • Sonno e stress: dormire male o vivere sempre in tensione può rendere la pressione più ballerina.
  • Adesione alla terapia: se il medico ha prescritto farmaci, non si modificano da soli solo perché un numero “sembra bello”.

Per chi segue un genitore o un familiare anziano, il punto più utile è questo: non fissarsi sul valore perfetto, ma osservare la coerenza. Una pressione di 115/75 mmHg è generalmente un ottimo segno, però il quadro vero emerge solo insieme a sintomi, andamento nel tempo e corretta misurazione. Se questi tre elementi vanno nella stessa direzione, il cuore di solito sta ricevendo un buon supporto; se non lo fanno, il numero da solo non basta più.

Domande frequenti

Significa che la pressione sistolica (massima) è 115 mmHg e la diastolica (minima) è 75 mmHg. Questo rientra generalmente nella fascia ottimale per la maggior parte degli adulti, indicando un buon equilibrio cardiovascolare.

No, una singola misurazione può essere fuorviante. La pressione sanguigna varia durante il giorno. È consigliabile effettuare più misurazioni in diversi momenti e calcolare una media per avere un quadro più affidabile.

Dovresti consultare un medico se, nonostante questo valore, avverti sintomi come capogiri, svenimenti, stanchezza insolita, vista offuscata o se stai assumendo farmaci che possono influenzare la pressione.

Mantieni uno stile di vita sano: attività fisica regolare, dieta equilibrata con poco sale, gestione dello stress e un sonno adeguato sono fondamentali per preservare questi valori ottimali nel tempo.

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Annamaria Cattaneo

Annamaria Cattaneo

Sono Annamaria Cattaneo, un'analista del settore con oltre dieci anni di esperienza nel campo dell'assistenza domiciliare e del supporto ai caregiver. Ho dedicato gran parte della mia carriera a studiare le dinamiche di questo settore, approfondendo le esigenze e le sfide che affrontano le famiglie e i professionisti coinvolti nella cura delle persone. La mia specializzazione si concentra sull'analisi delle migliori pratiche per migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver, nonché sull'esplorazione di soluzioni innovative nel campo della salute. Sono appassionata di semplificare dati complessi e presentare informazioni in modo chiaro e accessibile, affinché i lettori possano prendere decisioni informate. Mi impegno a fornire contenuti accurati, aggiornati e obiettivi, con l'obiettivo di supportare le famiglie e i professionisti nel loro cammino. La mia missione è contribuire a una maggiore consapevolezza e comprensione delle tematiche legate all'assistenza domiciliare, affinché tutti possano beneficiare di un supporto adeguato e di qualità.

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