Una badante, un assistente domiciliare o un servizio per una persona non autosufficiente possono pesare molto sul bilancio familiare. Nel modello 730/2026, riferito alle spese sostenute nel 2025, il rigo corretto dipende però dal tipo di costo: compenso per l’assistenza personale, contributi previdenziali oppure prestazione sanitaria.
Il rigo da usare cambia in base alla natura della spesa
- E8, E9 o E10 con codice 15 per il compenso dell’addetto all’assistenza personale.
- La detrazione è del 19% su una spesa massima di 2.100 euro.
- Il recupero massimo è quindi di 399 euro, se c’è sufficiente imposta da pagare.
- La detrazione spetta con reddito complessivo non superiore a 40.000 euro.
- I contributi obbligatori del datore di lavoro si indicano separatamente nel rigo E23.
- Le prestazioni sanitarie o di assistenza specifica per una persona con disabilità possono rientrare nel rigo E25.

Qual è il rigo del 730 per l’assistenza domiciliare
Quando il costo riguarda lo stipendio o il compenso di una persona che assiste un soggetto non autosufficiente, la spesa va inserita nel quadro E, sezione I, in uno dei righi E8, E9 o E10. Il codice da utilizzare è il 15, dedicato alle spese per addetti all’assistenza personale.
Non esiste quindi un unico rigo chiamato “assistenza domiciliare”. Il punto corretto del 730 dipende da ciò che è stato pagato e da come il servizio è documentato. Io consiglio di partire sempre dalla fattura, dalla busta paga o dalla ricevuta, invece di classificare la spesa soltanto in base al nome commerciale del servizio.
| Tipo di spesa | Rigo 730/2026 | Agevolazione |
|---|---|---|
| Compenso della badante o assistente personale | E8-E10, codice 15 | Detrazione IRPEF del 19% |
| Contributi INPS e assistenziali a carico del datore | E23 | Deduzione dal reddito |
| Assistenza infermieristica, riabilitativa o qualificata per persona con disabilità | E25 | Deduzione dal reddito complessivo |
| Prestazioni mediche ordinarie | E1 o altro rigo sanitario previsto | Detrazione delle spese sanitarie |
Quanto si può recuperare con il codice 15
La detrazione per l’assistenza personale è pari al 19% della spesa, ma soltanto entro il limite complessivo di 2.100 euro. Il beneficio massimo teorico è quindi di 399 euro. La somma comprende le spese sostenute per sé e per eventuali familiari assistiti.
Per ottenere l’agevolazione, il reddito complessivo del contribuente non deve superare 40.000 euro. Il calcolo va fatto sull’importo fiscalmente rilevante e non sul semplice stipendio mensile della badante.
- 1.000 euro di spesa producono una detrazione teorica di 190 euro.
- 1.800 euro consentono una detrazione di 342 euro.
- 2.100 euro permettono di arrivare a 399 euro.
- 3.000 euro non aumentano il beneficio, perché la parte oltre il limite non viene considerata.
Questi importi sono teorici. La detrazione riduce l’IRPEF lorda e non si trasforma automaticamente in un rimborso pieno se il contribuente non ha sufficiente imposta da compensare. È un dettaglio spesso trascurato, soprattutto dalle famiglie con redditi molto bassi.
Chi ha diritto alla detrazione per la badante
La condizione centrale non è il riconoscimento dell’invalidità civile, ma la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. In pratica, la persona deve avere bisogno di aiuto per attività essenziali come alimentarsi, vestirsi, lavarsi, camminare o svolgere le normali funzioni fisiologiche.
La condizione deve risultare da una certificazione medica. Non è sufficiente scrivere nella ricevuta che l’assistito è anziano o ha difficoltà generiche. Quando preparo la documentazione, considero indispensabili sia la prova della spesa sia un documento sanitario chiaro sulla non autosufficienza.
Può chiedere la detrazione chi ha effettivamente sostenuto il pagamento, anche quando l’assistito è un familiare non fiscalmente a carico. Per questo è importante che il nome e il codice fiscale del soggetto che paga risultino correttamente nella documentazione.
Leggi anche: Dolore alla pelle - cause, piaghe e segnali da non ignorare
Quali servizi possono rientrare
Rientrano normalmente il compenso di una badante regolarmente assunta o di un assistente personale incaricato dell’aiuto quotidiano. Il beneficio può riguardare anche servizi forniti da cooperative, agenzie interinali, strutture residenziali o case di cura, purché la quota riferita all’assistenza personale sia indicata separatamente.
Non rientrano invece, con il codice 15, le sole attività di pulizia della casa, il giardinaggio, la baby-sitter o una generica collaborazione domestica. Il servizio deve essere collegato all’assistenza della persona non autosufficiente, non soltanto alla gestione dell’abitazione.
Il rigo E23 per i contributi della badante
Se la badante è assunta direttamente, il datore di lavoro può dedurre anche i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per suo conto. Questa voce non va inserita insieme allo stipendio nel codice 15, ma nel rigo E23 del quadro E.
La deduzione riguarda soltanto la quota rimasta a carico del datore di lavoro, al netto di quella trattenuta alla lavoratrice. Il limite massimo annuo è di 1.549,37 euro. A differenza della detrazione del 19%, la deduzione riduce direttamente il reddito complessivo e il vantaggio effettivo dipende dall’aliquota IRPEF applicabile.
Le due agevolazioni possono coesistere. Per esempio, una famiglia può indicare il compenso della badante nel rigo E8 con codice 15 e, separatamente, i contributi obbligatori nel rigo E23. Sono però necessarie ricevute INPS, bollettini o altra documentazione che dimostri i versamenti effettivamente pagati nell’anno fiscale.
Documenti e pagamenti da conservare
Per evitare contestazioni, la documentazione deve permettere di collegare persona assistita, prestatore del servizio e soggetto che ha pagato. La descrizione generica “servizi domiciliari” può creare problemi se non chiarisce che si tratta di assistenza personale a una persona non autosufficiente.
- contratto di assunzione e buste paga, se si tratta di una badante dipendente;
- fattura o ricevuta con descrizione del servizio, se l’assistenza è fornita da una cooperativa o da un’agenzia;
- certificazione medica della non autosufficienza;
- prova del pagamento effettuato dal contribuente;
- ricevute dei contributi INPS, per l’importo da indicare nel rigo E23;
- documentazione della struttura, con la quota di assistenza separata dalle altre prestazioni.
Per la detrazione del codice 15 è prudente usare un pagamento tracciabile, come bonifico, carta o altro strumento bancario verificabile. Conservare soltanto una ricevuta firmata, senza prova del pagamento, espone a un rischio inutile.
Nel 730 precompilato la spesa può comparire già inserita, ma va controllata. Se l’importo è stato rimborsato dal datore di lavoro o da un ente e risulta già considerato nella Certificazione Unica, non si può detrarre nuovamente la parte rimborsata.
Quando entra in gioco il rigo E25
Il rigo E25 riguarda una situazione diversa. Qui si indicano le spese mediche e di assistenza specifica sostenute per persone con disabilità, quando la prestazione è resa da personale qualificato o sanitario e rispetta i requisiti fiscali previsti.
Possono rientrare, ad esempio, l’assistenza infermieristica, la riabilitazione e le prestazioni di operatori con qualifiche professionali specifiche. In questi casi si parla di deduzione dal reddito e non della detrazione del 19% con il tetto di 2.100 euro.
La differenza è sostanziale. Una badante che aiuta nelle attività quotidiane non diventa automaticamente personale sanitario, mentre un infermiere o un operatore qualificato non va trattato come semplice assistente personale. Se una fattura comprende entrambe le componenti, chiedo sempre che siano indicate in modo distinto.
Lo stesso criterio vale per una RSA o una casa di riposo. La retta deve separare la quota sanitaria, quella di assistenza specifica e gli altri costi, perché ogni componente può avere un trattamento fiscale diverso.
Il controllo finale prima di inviare il 730
Prima dell’invio verifico sempre quattro elementi: il rigo corretto, il codice 15 quando si tratta di assistenza personale, il limite di 2.100 euro e la certificazione della non autosufficienza. Solo dopo controllo i pagamenti tracciabili e l’eventuale quota già rimborsata.
La regola più utile è semplice: non classificare la spesa in base alla parola “domiciliare”, ma in base alla prestazione realmente ricevuta. Questa distinzione consente di usare correttamente E8-E10, E23 o E25 e riduce il rischio di perdere un’agevolazione oppure indicare un importo non spettante.